Come Google utilizza l’AI per migliorare i suoi servizi

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Dai primi passi, nel 2001, con la correzione automatica delle query, passando per Alpha Go e BERT, per arrivare ai giorni nostri, con l’AI conversazionale di Bard, disponibile in 40 lingue e all’AI multimodale di Gemini, il progetto che proietta Big G nel futuro

Pubblicato il 27 ott 2023


Gioele Fierro

COO & Engineering Director Globsit



Grazie a un reparto di ricerca e sviluppo con un’elevata disponibilità di risorse, Google ha ottenuto successi notevoli, iniziando a integrare l’AI nei sistemi di ricerca, nella rete di advertising e in diversi altri prodotti del suo portafoglio cloud. Oggi la competizione si è fatta più serrata, e per mantenersi tra le teste di serie, Google ha in programma nuove release e ulteriori integrazioni AI-Powered per i servizi già erogati.

Indice degli argomenti:

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale di Google

Google inizia a utilizzare l’intelligenza artificiale fin dal 2001, quando presenta una nuova funzionalità del suo motore di ricerca basata sul Machine learning: la correzione automatica delle query di ricerca. Questa funzione permette a Google di correggere e interpretare correttamente le richieste degli utenti, anche se le parole chiave non vengono digitate correttamente.

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Translate

Nel 2006 un nuovo lancio mostra le potenzialità dell’impiego pratico dell’intelligenza artificiale: si tratta di Google Translate. All’inizio il sistema supporta solo la traduzione da italiano ad arabo e viceversa, ma in poco tempo si arriva a estendere il suo supporto a ben 133 linguaggi differenti. Il Machine learning sta cambiando il modo in cui persone di diverse nazionalità comunicano online.

TensorFlow

L’impegno di Google per l’AI basata sulle reti neurali diventa più incisivo nel 2011, con l’istituzione dei laboratori di ricerca Google Brain. Questo progetto nasce con l’obiettivo di esplorare a fondo le potenzialità del Machine learning. Quattro anni dopo la sua fondazione, il team di ricerca sviluppa e rilascia con licenza open source uno dei tool più usati per la programmazione di intelligenze artificiali: TensorFlow.

AlphaGo

Nel 2016, AlphaGo, parte del progetto Google DeepMind Challeng Match, diventa la prima AI in grado di battere il campione del mondo in carica del gioco di strategia Go. Questo risultato dimostra la possibilità per le AI di risolvere problemi complessi tenendo conto del contesto, una sfida che prima sembrava impossibile per una macchina. Nello stesso anno arriva un altro importante traguardo: lo sviluppo delle Tensor Processing Units, un hardware ottimizzato per il Machine learning e per TensorFlow in particolare. Questa innovazione permette di ridurre i tempi e i costi di training, rendendo le AI più scalabili.

BERT

L’anno successivo, i laboratori di Google Research pubblicano uno dei paper più influenti nella storia dell’intelligenza artificiale, intitolato “Attention Is All You Need“. Questo documento introduce una nuova architettura di rete neurale (Transformer) che migliora notevolmente la capacità dell’AI di comprendere il significato e il contesto di frasi lunghe. Da questa ricerca, nel 2019, nasce BERT, un algoritmo usato in Google Search per una migliore comprensione delle query degli utenti e per fornire sempre i risultati migliori.

Google continua a investire risorse nell’intelligenza artificiale, concentrandosi anche sulla ricerca di nuove soluzioni etiche per garantire responsabilità e sicurezza per i sistemi di AI. Bard ha recentemente introdotto nuove misure di protezione per prevenire la creazione di contenuti dannosi o fuorvianti. Inoltre, con lo strumento “About this image,” Google sta offrendo agli utenti un modo per valutare il contesto e la credibilità delle immagini. Questi sforzi testimoniamo l’impegno di Google nell’assicurarsi che l’AI rappresenti un’innovazione etica, sicura e affidabile per tutti gli utenti.

Come l’intelligenza artificiale sta cambiando la ricerca sul web

Nel mondo in costante evoluzione della ricerca online, Google si sta spingendo oltre i confini dell’intelligenza artificiale generativa con l’obiettivo di migliorare significativamente l’esperienza degli utenti. Le ultime novità introdotte da Google Search comprendono nuove funzionalità di ricerca alimentate da AI, tra cui risposte AI-powered e la generazione di riepiloghi per punti chiave dei contenuti più complessi. Questa innovazione apre le porte a un modo più intuitivo e informativo di navigare sul web.

Search Generative Experience (SGE)

Una delle aggiunte più recenti è la “Search Generative Experience” (SGE), un sistema di ricerca basata sull’AI che ha già raccolto feedback positivi in meno di tre mesi dal lancio. Uno dei principali vantaggi della SGE è la sua capacità di permettere agli utenti di scoprire informazioni online con una rapidità e precisione senza precedenti. Per le query più articolate, la SGE è in grado di generare una lista di punti chiave, con collegamenti diretti alle sezioni pertinenti di una pagina web. Inoltre, con la funzione “Esplora pagina”, gli utenti possono visualizzare le domande alle quali l’articolo risponde e accedere direttamente alle risposte.

La SGE è anche in grado di suggerire procedure tecniche o di generare codice in diversi linguaggi di programmazione, dimostrando così il potenziale dell’AI nell’ottimizzazione del flusso di lavoro di sviluppatori e professionisti IT. Google sta chiaramente spingendo l’AI generativa in nuove direzioni per rendere la ricerca online un’esperienza più informata e accessibile.

Bard: un nuovo modo per interagire con i contenuti online

L’AI conversazionale Bard è stata progettata per svolgere una vasta gamma di compiti, tra cui la generazione di testi, la risoluzione di problemi matematici e l’assistenza nello sviluppo di soluzioni software. Il chatbot di Google è nato come risposta al successo di ChatGPT di OpenAI, che in pochi mesi ha reso l’utilizzo delle AI generative un fenomeno di massa.

Tuttavia, Bard non ha avuto un avvio privo di intoppi. Durante il suo lancio iniziale, ha affrontato critiche e scherni, a causa di una demo nella quale forniva informazioni errate. Questo ha sollevato dubbi sulla precisione e l’affidabilità del servizio. L’intelligenza artificiale di Google è stata anche al centro di alcune controversie legate alla sicurezza e alla privacy dei suoi modelli di linguaggio, rafforzando il dibattito in corso sull’etica dell’AI.

Nonostante le sfide iniziali, Bard ha fatto progressi significativi. Attualmente, è disponibile per il pubblico in oltre 40 lingue, conferendogli un notevole vantaggio rispetto al suo concorrente principale, ChatGPT. Inoltre, Bard ha introdotto una funzione di ricerca multimodale, che consente agli utenti di inserire immagini oltre al testo e persino di ricevere risposte che includono immagini pertinenti.

Oggi, Bard si è rivelato anche più efficace di ChatGPT e di altri concorrenti quando si tratta di ragionamenti logico-matematici e di generazione di codice sorgente. Una buona parte del successo di Google nel campo dell’AI è legato allo sviluppo futuro di Bard e alla sua integrazione con altri servizi.

I prodotti di AI più recenti di Google

Negli ultimi anni, progressi nell’ambito dell’intelligenza artificiale hanno subito una forte accelerazione. Nel 2020, Google lancia AlphaFold, un AI che risolve il problema del ripiegamento delle proteine, fornendo un database di 200 milioni di strutture proteiche a ricercatori di tutto il mondo. Nel 2021, viene introdotto LaMDA, un modello conversazionale (LLM), che ha aperto la strada a sistemi di intelligenza artificiale generativa come Bard. Nel 2022, Bard è stato reso disponibile in oltre 40 lingue e integrato con servizi Google come Gmail, Documenti e Maps.

Nel maggio dello stesso anno, Google ha presentato PaLM 2, un modello linguistico di nuova generazione che ha migliorato le capacità multilingue, di ragionamento e di codifica. PaLM 2 è stato utilizzato in vari prodotti e funzionalità Google, contribuendo a migliorare la ricerca interna in settori come l’assistenza sanitaria e la sicurezza informatica.

Gemini: la sfida con OpenAI per l’AI generativa

Gemini sarà la soluzione multimodale che Google presto presenterà in via ufficiale, aprendo la strada a un nuovo paradigma nella ricerca e nell’elaborazione dei dati. Gemini è stato progettato per offrire una straordinaria versatilità, integrandosi perfettamente con le varie API e gli strumenti di Google, e promettendo di portare nuove funzionalità rivoluzionarie.

Un’AI multimodale è in grado di elaborare e di generare sia testi che immagini, grazie a un addestramento su un vasto dataset, che nel caso di Gemini includerà testi, immagini e video disponibili online. Stando ai rumor, sembra che Gemini dimostri anche eccezionali abilità nel coding e nell’analisi dei dati. Se questi rumor saranno confermati, Gemini potrebbe diventare una delle soluzioni di AI più avanzate disponibili sul mercato.

Una delle differenze chiave tra Gemini e gli altri modelli di AI generativa, risiede appunto nella sua capacità di gestire simultaneamente input e output eterogenei. Mentre ChatGPT è principalmente un modello di linguaggio naturale, Gemini è in grado di elaborare testo, immagini, audio, video, modelli 3D e grafici. Il principale vantaggio di Google nel training di AI multimodali è l’enorme mole di dati alla quale ha accesso, un elemento distintivo rispetto dalla concorrenza, che contribuisce al miglioramento delle prestazioni dei nuovi modelli.

Il futuro dell’intelligenza artificiale secondo Google

La forte integrazione di Bard e dei suoi derivati con gli strumenti che gli utenti usano quotidianamente è un’indicazione della vision di Google per l’AI del futuro. Sempre più servizi e prodotti saranno incentrati sull’automazione dei task, per semplificare la vita degli utenti.

Gli sforzi di Google per estendere al quotidiano l’impiego delle AI generative è dimostrato anche dal progetto AI Smart Report. Questo strumento gratuito consente alle PMI del Made in Italy di accedere a informazioni preziose sull’AI e di scoprire come questa tecnologia possa essere applicata in modo efficace ai loro settori specifici. In pratica, l’AI Smart Report funge da guida personalizzata, aiutando le imprese a comprendere come l’AI possa migliorare la loro efficienza, ridurre i costi e aumentare la competitività.

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale rappresenta una delle innovazioni più rapide nella storia tecnologica. Google, come i suoi principali rivali nel campo dei servizi AI-Powered, si trova oggi di fronte a quattro sfide fondamentali.

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  • La regolamentazione è diventata una necessità in un settore con un tasso di adozione che cresce a ritmi vertiginosi. Il gigante di Mountain View dovrà rispettare le norme americane ed europee in divenire, per garantire la sicurezza dei suoi utenti.
  • L’accountability è un fattore altrettanto importante; trasparenza e responsabilità sono fondamentali per costruire un rapporto di fiducia con gli utenti.
  • Inoltre, l’ottimizzazione continua delle proprie soluzioni è essenziale per un’AI scalabile e sostenibile, considerato che al momento il training e l’utilizzo dell’AI richiede troppe risorse hardware e troppa energia.
  • Infine, le API, ossia le interfacce per rendere disponibili i servizi AI-Powered agli sviluppatori di terze parti, rappresentano un punto cruciale. In questo ambito, OpenAI ha già fatto importanti progressi, e il prossimo mese presenterà un aggiornamento tecnico che potrebbe mettere in serie difficoltà la concorrenza. Il futuro dell’AI è avvincente, ma complesso: Google sta affrontando queste sfide per cercare di mantenere saldamente il proprio primato tra i giganti del web.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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